
Esiste un percorso ciclistico splendido in Lombardia che va da Turbigo fino ad Abbiategrasso e - volendo - prosegue fino a Bereguardo, o risale su fino a Milano per poi scendere verso Pavia: decine e decine di km senza auto (120 km) che si snodano - appunto - a fianco dei navigli, antichi manufatti che traversano la pianura padana.Questo percorso, nel tratto più noto e utilizzato che si snoda tra antiche ville e piccole cittadine, è stato chiuso per una sentenza, civile e dovuta, ma come sempre asettica e slegata dal mondo reale, come è tipico dello stile giurisprudenziale italiano formalista. Sentenze ineccepibili, ma sempre "tratte" come se il mondo reale non esistesse, come se fossiamo ancora all'epoca di Aristotile, Averroè, o Salomone, e i Giudici dovessero decidere di poverbiali nodi Gordiani.
Non tutti hanno condiviso, nella cittadinanza. In zona il ciclismo di diporto è molto sentito (come biasimarli), 2000 persone sono scese "in Naviglio" a protestare. La gente reale esiste ancora. Giudici e politici se ne accorgeranno anche loro, un giorno?
MILANO - Duemila persone in marcia per chiedere la riapertura della pista ciclabile sul Naviglio Grande. Un serpentone lungo più di mezzo chilometro, che si è snodato ieri mattina per circa un' ora sul tratto dell'alzaia fra Bernate Ticino e Boffalora, dove il Parco del Ticino ha vietato la circolazione. Una protesta nata dalla società civile e che tale è rimasta: niente bandiere politiche (anche se i politici presenti erano numerosi), né slogan o megafoni. Solo il gesto eclatante di disobbedienza civile: sotto gli occhi di tre pattuglie di guardiaparco e di quelle dei vigili e dei carabinieri, la gente ha superato gli sbarramenti e percorso il sentiero sfidando il divieto e la multa di 51 euro. Nessuno è stato fermato.
(fonte: Milano corriere.it: Giovanna Maria Fagnani la protesta di duemila ciclisti)


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